Luigi Rubino

pittore

Pittore, vive e lavora a Torino.Autodidatta, inizia dipingendo paesaggi marini, ma ben presto l'impatto con l'informale é fortissimo. L'impressione che si ha osservando i suoi quadri é di una fusione di forme e di toni caldi che portano la sua pittura ad inserirsi con personalità nel mondo dell' arte contemporanea; la sua istintivita' traspare da ogni sua tela . Oltre allo studio e all'approfondimento della pittura informale/astratta, ha frequentato in passato la Scuola d'Arte Impressionista di Settimo Torinese. Ha preso parte a collettive e numerose rassegne di pittura ottenendo ottimi consensi.

Collettive e Rassegne: 2005/2006/2007
Mondovi-Roccaforte-Montezemolo-San Giacomo di R-Garessio-Limone p.te-Vinadio-Albisola-Chiavari-Albenga-Cambiano-Candiolo-Pecetto-Canelli-Settimo t.se-Corio--Moncalieri-Orbassano-Torino-Beinasco -Rivalta-Mentone

Formazione

Autodidatta

Tematiche

Informale

Tecniche

tecnica mista

Premi

- 2007 Segnalazione di merito da parte della Giuria al Concorso "L'Oscar degli Artisti 2007" di Orbassano (To)
- 2008 Premio alla xxxx Premio Primavera 2008 (Foggia) - Targa (74 Galleria dell'Artista)
- 2018 Artista Segnalato al 3° Concorso Internazionale d'Arte - Palazzo Stella - Genova
- 2018 Artista Selezionato 1° Concorso Nazionale COLLECTION ART37 - ARTGALLERY37 - Torino

Bibliografia

Luigi Rubino inizia la sua attività da autodidatta e successivamente segue corsi sulla pittura "impressionista".Discostandosi artisticamente dal maestro , egli svolge una personale rivisitazione dell'informale segnico di Mathieu e Wols, filtrandolo attraverso duplice richiamo:André Masson e i Nuclearisti milanesi eplosi in grembo Lucio Fontana.
Rivisitazione destrutturate, il segno che si fa microscrittura e suggerisce un racconto cosmico,consente allo sguardo di perdersi immergendosi a poco a poco in una fantastica sequela di colori.L'autore,dunque,parrebbe suggerire una avventurosa esperienza percettiva che mette in gioco riti e miti della Gestalt.

Monica Trigona
(critico d'arte)

-LA MESSA IN TELA DEL PENSIERO-
L'arte di Luigi Rubino è una festa per gli occhi. L'artista dipinge di getto, ma senza tralasciare l'idea originaria, soprattutto tenendo bene in vista il punto d'arrivo. l'impulso non lo acceca mai, gli permette un fare istintivo ma controllato, sicuro, che non chiede sottomissione ma un rafforzamento nei gesti e nelle intenzioni. Il dipingere di pancia, seguendo i moti interni ma senza sopperire, non gli fa perdere il controllo dell'obiettivo finale durante tutta la durata delle genesi artistica. Pur vivendo a pieno polmoni l'atto pittorico, non abbandona il concetto che sottende la creazione: l'impeto ha solo dei margini per farlo deviare da cio' che lui vuole. Dal lampo dell'idea primordiale alla tela messa ad asciugare c'è quel salto dentro al buio che si chiama pittura. Un salto che Luigi compie con l'aiuto si del controllo razionale, ma che parodossalmente gli permette di vivere appieno l'emozione di ogni gesto guidato sia dall'intelletto che dal sentimento. L'anima creatrice è costantemente rivolta sia all'idea primigenia che alla pura "ragione gestuale", vero motore di ogni sua creatura artistica. Qui tutto è veloce: c'è solo un lampo che separa l'intuizione dallo scattare della mano. Opere dove rumoreggia la totale assenza umana: stati d'animo geografie interne, sensazioni che l'artista non ha ancora provato; o forse si, ma solo nel momento in cui la mano e i colori, assunta la magica pelle dell'Arte, si mettono a danzare. Fra l'idea e l'atto fisico che la disvela, un unico fulmine, un'unica velocità, un'unica legge: affinchè l'idea non si disperda nei gesti che generano il viaggio della pittura . Si sa come, da dove si parte, ma non si sa mai fino in fondo dove si arriverà, quando si fa un'arte del genere. Ma Luigi non si perde in questo viaggio fantastico: lo ama in ogni anfratto contemplato e intensamente voluto. Lo immagino dipingere coi gesti caricati a colore, quel colore con cui è sublime sporcarsi le mani. Perchè è sempre la mano che accende e spegne ogni creazione. Perchè è l'anima che nel colore ne orchestra e guida i movimenti. Dipingere è sempre un'avventura che prima di esser fatta sulla tela, è fatta nell'anima. E il pittore piu' indipendente è quello che sbeffeggia la tela che il critico gli porge. Che gli offre comunque per una pittura fortemente astratta, che nega la figura in sè, non soltanto quella umana. Perchè questo è tutto cio' che è nell'uomo: l'astrattismo puro ha sempre dipinto -pur negandolo alla vista- l'uomo di dentro, nelle sue essenze cristalline, nei suoi cosmi, nelle sue caverne, nei suoi anfratti, nelle sue stanze piu' intimamente segrete. Le forze, le sansazioni umane che si sprigionano nei tempi del gesto, nel segno fulmineo violento e liberatorio. Quando non ci si puo' trattenere, o si corre o si fa un quadro. Le fibrillazioni, gli impulsi elettrici, le scosse cromatiche: la sua mano non è un semplice prolungamento dell'anima, è un sismografo caricato a colore pronto a reagire ai tumulti tellurici, alle zolle che franano giu' come in un baratro senza fondo. Luigi sente il bisogno di espansioni dinamiche, degli scatti repentini di una mano che orchestra l'idea: è il suo vitalismo infrenabile che glielo impone, e il rifiuto del registro figurale scaturisce dalla volontà di far corrispondere una condizione interiore al variare sanguigno dei segni tracciati sulla tela. Dipingere è mettersi nel viaggio delle proprie mani, nei propri istinti, nei propri paesaggi mentali. E' sbattersi fra le onde dell'impeto, e nonostante tutto arrivare, rimanere in piedi nel cuore della tempesta.

Marco Palamidessi
(critico d'arte)